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Il porto canale di Pescara è sbagliato

Anche i bambini, accompagnati in macchina all’asilo, si rendono conto che quando la carreggiata stradale si restringe, il traffico rallenta.

 

Un veicolo, alla velocità di sessanta chilometri all’ora, per percorrere un chilometro di strada impiega un minuto; alla velocità di trenta chilometri orari, ne impiega due, con la conseguenza che raddoppia, nell’aria circostante, la quantità dei gas di scarico.

Questi esempi per rendere evidente l’anomalia della foce del fiume Pescara: non è più un libero estuario, cioè con l’alveo verso il mare che si allarga e i detriti sospesi nell’acqua hanno libero sfogo per depositarsi verso il mare aperto, ma è un vero e proprio imbuto per cui la corrente del fiume stesso rallenta con il risultato che i detriti si depositano nel fondo prima di arrivare al mare.

Infine, a completamento dell’opera, è stata realizzata, proprio di fronte alla foce del fiume, una diga per far rallentare il moto ondoso e consentire con più facilità l’ingresso dei natanti al porto canale.

La foto rende perfettamente l’idea di quanto abbiamo scritto.

Tutto questo per dire che il periodico dragaggio del porto canale è una fatica di Sisifo e che la soluzione, radicale, del problema è quella di allargare la foce del fiume e dare libero sfogo ai detriti di depositarsi sul fondo del mare aperto.

Vedi anche: Sisifo

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