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Le regole vanno rispettate

di Tullio Parlante

E' normale, in un Paese normale, che qualsiasi spunto preso - nel caso specifico da un giudice che chiede all'avvocato, o avvocatessa che dir si voglia, di togliersi il velo per una forma di rispetto della nostra cultura e delle nostre tradizioni - all'indirizzo di una straniera, diventi un caso nazionale, soprattutto adesso che siamo nel pieno periodo di campagna elettorale?

Che tipo di messaggio può o potrà passare, se anche il Papa mette l'attenzione sul rispetto delle regole del paese che accoglie?

Non si può buttare la croce addosso a una persona solo perché in certi atteggiamenti vede o denota un modello di scarso rispetto istituzionale.

Come è vero che nessuna legge italiana vieti il velo in tribunale.

Ma, forse dimentichiamo che le nostre leggi furono fatte all'indirizzo di una cultura cristiana, senza tenere in considerazione che la globalizzazione aprisse le porte a tutti.

Dietro una qualsiasi forma di richiesta, non possiamo sempre e solo vederci quel modello di razzismo che tanti toni politici fanno alzare.

Anzi, per coloro che nella società civile hanno incarichi di responsabilità, che si impegnino maggiormente per la salvaguardia di certi valori inquinati dall'egoismo e dall'indifferenza, non cercare sempre la scusante per non favorire un clima di franchezza e dialogo nelle controversie sociali.

Non siamo un popolo che pensa solo al proprio orticello in questa nostra misera esistenza terrena.

Al contrario, siamo nazione proprio perché il concetto di democrazia è parte integrante della nostra storia democratica-repubblicana.

Non prendiamo sempre al volo qualsiasi modello di ragionamento soggettivo che potrebbe non piacere, per poterci fare poi una montagna di critiche sopra, cerchiamo invece di analizzare sempre - laddove è possibile - la problematica che si pone in evidenza, cercando soluzioni non infettive varie ed altro all'indirizzo di chi vede un qualcosa diverso, magari, da quello che realmente è. 

La nostra formazione culturale rifiuta certi atteggiamenti capricciosi rivolti all'indirizzo di chi del rispetto delle nostre regole ne è custode.

D'altronde, se entriamo in un tribunale islamico, senza copricapo, il minimo che ci possa capitare è quello di essere cacciato se non addirittura arrestato. 

Per cui, sarebbe ora di finirla di porsi in atteggiamenti irrispettosi nei confronti di una comunità, come quella italiana, che si onora di avere e di applicare un modello di democrazia da tutti osannata.

Il rispetto e l'accettazione delle regole sono alla base dell'essenza della libera e pura convivenza civile.

Chi non accetta o rifiuta queste regole, democraticamente parlando, può andare a cercarle altrove.   

Diritti e doveri per tutti!

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