Pin It

I partiti privilegino competenza e meritocrazia per riguadagnare credibilità  

di Gino Di Tizio

In prospettiva elezioni va segnalato l'articolo scritto oggi sul Corriere della Sera da Angelo Panebianco che ha per titolo: Sulla competenza. I politici e la cuoca di Lenin.

Lo segnalo perché affronta, con analisi che trovo lucida e pertinente nei confronti.

Scrive infatti Panebianco in apertura del suo editoriale: "L'incompetenza del votante è l'inevitabile tributo da pagare per avere la democrazia e godere dei suoi vantaggi.

L'incompetenza del votato, invece, è una iattura".

Fatta questa premessa l'autore scrive che in Italia "è tornato di moda demonizzare sia la democrazia rappresentativa che il professionismo politico"

Si vorrebbe, dice ancora Panebianco, "abbattere la democrazia rappresentativa e spazzare via i professionisti che fungono da rappresentanti.

Per dare il potere al popolo, ai cittadini comuni."

Si arriverebbe così, nella visione dell'editorialista, a far occupare le leve del potere dagli incompetenti, con disastrose conseguenze per il Paese.

Già, anche "la cuoca di Lenin sa governare", frutto di una ideologia che ha fatto assai male dove è stata applicata, dice Panebianco, concludendo che facendo fuori i "professionisti", intesi come persone comunque forti di precise competenze, si va incontro a disastri che tutte le cuoche, con grande rispetto alla categoria, non sarebbero in grado di evitare.

Non trovo del tutto condivisibile quanto scrive Panebianco, ma tante cose che dice dovrebbero far riflettere i partiti, tutti, nel momento delle scelte delle candidature.

La competenza dovrebbe essere al primo posto, insieme con la famosa meritocrazia.

Chi scende in campo deve sapere quale viaggio lo attende ed avere i mezzi e le capacità per poterlo fare, in favore di tutti noi cittadini.

E ai partiti tocca la grande responsabilità, che peraltro hanno voluto assegnarsi con la nuova legge elettorale, di fare proposte adeguate alla necessità.

Che ci siano situazioni critiche che possono riguardare chi della politica fa una professione è cosa certa e nota, ma è anche noto che non si risolve il problema dando l'amministrazione del bene pubblico a personaggi "senza né arte né parte".

Gaspari in una intervista individuò, per quel che riguarda l'Abruzzo, proprio nella esistenza di "un esercito di 2000 personaggi senza né arte né parte che vivono solo di politica" la piaga che affliggeva questa terra.

I partiti allora nel fare le loro proposte tengano presente quel che i candidati hanno dato (se vengono riconfermati) alla comunità come amministratori e quanto potrebbero dare per competenza e capacità.

Il 4 marzo sarà decisivo anche per la credibilità del sistema partitico che abbiamo.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna