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Onnipotenti verso i deboli, codardi con i forti

di Tullio Parlante

Non c'è giorno che si legge sulla carta stampata e tramite canali televisivi, di un femminicidio, di un omicidio, di un suicidio ecc....

Allor quando nella tristezza del presente - con qualche alone di certezza - si rimpiange il tanto calore umano di decenni fa, torna prepotentemente alla memoria, a se si potesse tornare indietro del quando il valore della vita umana aveva un significato oltre l'immaginario collettivo.

Quando il rapporto tra coetanei era il fine ultimo di un chiarimento senza nessuna finalità persecutoria.

Quando le gesta cavalleresche invasive, all'indirizzo del gentil sesso, finivano con una pacca sulle spalle.

Quando l'odio era una metafora a noi sconosciuto.

E potremmo continuare.

Nell'ultimo ventennio della nostra magra esistenza terrena, si è fatta incetta di discrasia (disfunzione - disorganizzazione in riferimento a uffici o servizi pubblici) a tal punto da alterare tutti quei valori umani - rispetto, stima, affetto, ecc... - che in bene o in male ci hanno accompagnato per oltre duemila anni di storia  vissuta e raccontata. 

Stiamo crescendo una nuova razza di giovani/onnipotenti  completamente fuori dagli  schemi  tradizionali che hanno una visione del mondo completamente distorta all'indirizzo del vivere in comunità. 

Forse ciò dipende dal fatto che la troppa occupazione di ambedue i genitori lasciano poco spazio a un modello di educazione "corretta" che ha creato un vuoto infinito all'indirizzo di questi ragazzi? Domanda alquanto difficile nella simultanea risposta del si o del no.

Tuttavia, l'aggressività che si riscontra in questa nuova generazione dovrebbe far riflettere profondamente se si considera la velocità con cui la tecnologia ha occupato quei pochi spazi che rimanevano per il dialogo effettivo tra genitori e figli.

Questo modello di società ha prodotto degli schemi imperfetti, dove l'essenza valoriale è stato annullato dalla disperazione di perdita di contatto tra persone capaci di comunicare.

L'arrivare subito nell'ottenimento delle necessità primarie - che si concretizza con l'accumulo di tempo - ha prodotto, all'indirizzo di questi giovani, un rigetto verso i propri simili a tal punto di non avere e tenere in considerazione nulla se non l'ottenimento del proprio bene materiale con qualsiasi modo o forma richiesta.  

Sentirsi onnipotenti verso i più deboli denota un modello caratteriale di debolezza e di paura che, pur facendo sentire forte chi applica questa formula di arroganza, evidenzia le capacità oggettive di tutti coloro i quali vivono in un limbo sospeso nel vuoto totale di quei valori sentimentali che fanno la differenza con il resto degli esseri viventi.

tutti pazzi per la Civita

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